Contaminazione e multimedialità al MACRO di Roma

È stata inaugurata ieri mattina presso il Museo d’arte Contemporanea MACRO una nuova serie di mostre che vedrà impegnati i locali di via Reggio Emilia a Roma. Il comune denominatore delle dieci esposizioni è la contaminazione di linguaggi, in ideale collegamento con il concomitante Festival del Cinema, anch’esso caratterizzato dalla pluralità delle espressioni artistiche.

Le proposte espositive partono già dalla hall dove lo scultore Nicola Carrino in Ricostruttivo scandisce lo spazio che accoglie i visitatori con una serie di grandi parallelepipedi che propongono possibili percorsi alternativi.

Di notevole interesse è Drawing space curata da Luca Massimo Barbero e Anna Moszynska, che propone per la prima volta in Italia i disegni dell’artista inglese Antony Gormley, tra i piu’ stimati scultori del panorama artistico internazionale. Una carrellata di immagini che documenta le fasi cruciali della sua ricerca dal 1981 ad oggi; un’ottantina di lavori tra inediti e prestiti ricevuti da importanti istituzioni come il British Museum di Londra coronati da quattro sculture che ne completano il coerente e intenso disegno complessivo.

Da visitare anche il progetto Hiker Meat di Jamie Shovlin dove l’autore inglese ricostruisce in tutte le sue parti un film mai realizzato, ispirandosi al cinema d’exploitation degli anni ’70. Grazie a un’analisi accurata del periodo di maggior successo di questo genere cinematografico, Shovlin crea in ogni minimo dettaglio i bozzetti, i dialoghi, la cartellonistica e l’impostazione grafica del film (intitolato Hiker Meat appunto).

Last not least, L’Attico di Fabio Sargentini 1966 –1978, percorso visivo attraverso immagini, linguaggi e protagonisti del fervore culturale e sperimentale della Roma degli anni ’60 e ’70.

Per chi fosse interessato, troverà informazioni interiori sul sito del MACRO:

http://www.macro.roma.museum/


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