Fanny Ardant in difesa dell’utopia

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Movimentato l’incontro di oggi con l’attirce Fanny Ardant, ospite del Festival Del Cinema di Roma per presentare il suo primo lavoro dietro la macchina da presa. Si tratta di un cortometraggio sul tema dell’integrazione dei Rom di circa 12 minuti, realizzato su invito della Ong Then and Now: Beyond borders and differences, e ispirato all’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “ognuno ha diritto alla libertà di espressione, di pensiero e di religione”. Il titolo, Chimères absentes, fa riferimento alle motivazioni più profonde che ispirano l’attrice e neo regista: “Questo film non è un documentario. L’ho voluto come atto d’amore verso un mondo. Potevo entrare nella loro vita con una macchina da presa e filmare la realtà. Ho preferito invece rappresentare l’utopia, il sogno: Chimères appunto sono i sogni, absentes significa che non esistono, che non sono reali. Penso che oggi il mondo possa andare avanti solo con un grande sogno, un’utopia“. E nei confronti degli zingari l’utopia consiste nel desiderio che ci sia da parte nostra un passo “verso” di loro; un invito, attraverso immagini danzanti e sognatrici, a considerare la popolazione Rom alla stregua di altre, con pregi e difetti, ma con una difficoltà maggiore rispetto ad altre etnie a suscitare interesse e curiosità.

Quello che a una prima visione può sembrare un video tenero e ingenuo di tzigani che suonano e inneggiano alla libertà diventa, attraverso le parole dell’Ardant in risposta alle più o meno taglienti provocazioni della stampa, un preciso invito alla riflessione.

A chi le chiede se abbia un’alternativa alla soluzione del governo francese alla questione Rom, Fanny Ardant risponde: “Innanzitutto io sono un’attrice. Non sono uan donna che si occupa di politica. Preferisco quindi parlare a nome dell’amore per l’essere umano. Trovo restrittivo e umiliante per gli zingari ridurli e strumentalizzarli a favore dell’una o dell’altra fazione politica. Tutto questo può dispiacere, e lo accetto, e sono pronta a difendere le mie idee e dire ‘Non ho una soluzione alternativa’”.

Calorosa e decisa la solidarietà dell’attrice alla manifestazione del movimento CentoAutori in difesa del cinema che “è parte della cultura; e la cultura è quel qualcosa di inafferrabile che entra nel cuore della gente e ci fa pensare. Senza cultura siamo un paese di pecore, un paese morto. Dunque, è giusto poter affermare ‘Non sono d’accordo’, siamo in democrazia e in democrazia c’è la dialettica, si discute. C’è posto per tutti; è così che si va avanti. Ripeto, non ho soluzioni, ma credo nel cinema, credo nei romanzi, nell’arte per cambiare il volto del mondo”.