Vincitori e vinti

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La kermesse romana è giunta infine al termine, con le premiazioni di rito e poche sorprese.

Il Marc’Aurelio della Giuria al miglior film è andato a Kill me please del regista belga Olias Barco, innovativo noir interamente in bianco e nero che affronta in modo coraggioso il tema dell’eutanasia. Una scelta coraggiosa, sottolineata durante la premiazione dal regista stesso “un film punk premiato da una giuria punk. Ringrazio la signora Detassis, direttore artistico del Festival, per aver raccolto la sfida di mettere il mio film in concorso”. Il Gran premio della Giuria viene assegnato al film danese Hævnen-In a better world diretto da Susanne Bier; il Premio Speciale della Giuria Marc’Aurelio a The Poll Diaries del tedesco Chris Kraus, ambientato alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Il Marc’Aurelio “Alice nella città” ( dedicato ai film per ragazzi sotto i 12 anni) è stato assegnato a I Want To Be a Soldier di Christian Molina, prodotto da Valeria Marini.

Grande soddisfazione per Tony Servillo a cui va il Marc’Aurelio per la miglior interpretazione nel film Una vita tranquilla di Claudio Cupellini, in cui interpreta la parte di Rosario, di mestiere cuoco, che si trasferisce in Germania per sfuggire al suo passato da malavitoso. Durante la premiazione, l’attore si rivolge alla giuria che lo ha premiato e non dimentica le proteste degli addetti ai alvori dei giorni scorsi: ‘Non avrei mai immaginato di essere premiato da artisti a cui devo parte della mia formazione e talento. Questo premio lo dedico al cinema e al teatro italiani che si sono ribellati ai tagli. Cinema e teatro nel valore piu’ profondo di impresa ovvero di lavoro, lavoro e avventura

Infine riconoscimento corale con il Marc’Aurelio per la miglior attrice alle interpreti femminili di Las buenas hierbas di María Novaro.

Nessuna particolare sorpresa. aggiunta a una qualità non eccelsa dei film in concorso; quest’edizione del Festival ha però confermato sempre di più le sue caratteristiche peculiari. Nato come Festa per il pubblico, negli anni non ha perso questa sua connotazione “popolare” rispetto alle manifestazioni certo più esclusive come Venezia e Cannes, spalancando di fatto le porte alla gente comune che ha potuto, oltre a vedere i film in concorso e non, partecipare agli incontri con star e addetti ai lavori. Questa formula ha funzionato, a detta delle cifre delle presenze in sala, e intende proseguire in questo cocktail di cinema, glamour e pubblico.

L’unico augurio è che l’anno prossimo i pacifici ma risoluti addetti ai lavori del movimento CentoAutori non siano ancora costretti a contendere il red carpet alle star ospiti del Festival…