La vita è fatta di Scale…e la tensione sale

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Dopo sedici anni di assenza torna sul palcoscenico scaligero La Valchiria di Richard Wagner, tragico secondo episodio della tetralogia de L’anello dei Nibelunghi, oltre a L’oro del Reno, Sigfrido e Il crepuscolo degli dei. La scelta rientra nel progetto, coprodotto con la Staatsoper Unter Den Linden di Berlino, di mettere in scena una nuova edizione dell’intera tetralogia entro il 2013, bicentenario della nascita del compositore. Delle quattro opere che compongono “L’Anello del Nibelungo”, La Valchiria è quella più frequentemente rappresentata al di fuori dal resto del ciclo, sia per la preponderanza del tema dell’amore presente nell’opera (amore come passione, o come rapporto filiale, o paterno o ancora amore fraterno), sia per la struttura dell’opera, ancora abbastanza “romantica” nella scrittura sia orchestrale sia vocale.

La scenografia è firmata da Guy Cassiers, artista che ha rivoluzionato il linguaggio teatrale contaminandolo con la multimedialità, Daniel Barenboim dall’altra parte dirige un cast d’eccellenza, composto fra le migliori voci wagneriane: Nina Stemme (Brünnhilde), Waltraud Meier (Sieglinde), Vitalij Kowaljow (Wotan), Ekaterina Gubanova (Fricka). Poca la mondanità estemporanea nel foyer e in sala, forse poco attratta dal titolo in cartellone rivolto più a estimatori dellla musica che al jet set. Erano presenti il sindaco del capoluogo lombardo Letizia Moratti, il presidente del Consiglio Regionale Davide Boni, il ministro delle Telecomunicazioni Paolo Romani, l’oncologo Umberto Veronesi, il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera (che siede anche nel consiglio di amministrazione della Scala), la showgirl Elena Santarelli. La Moratti, insieme al sovrintendente Stephane Lissner, hanno accolto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il cui arrivo è stato celebrato dagli applausi della folla di curiosi.

Ma non c’erano solo i curiosi ad attendere Napolitano. Come ogni anno, al pubblico in ingresso per lo spettacolo, si aggiunge e si contrappone una protesta sempre diversa: quest’anno tocca a lavoratori dello spettacolo e del teatro, che manifestano contro i tagli della Finanziaria, e agli studenti, che si oppongono alla riforma Gelmini. Armati di fischietti e megafoni i manifestanti si sono radunati davanti al Teatro milanese, che però è transennato e controllato da forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

Un gruppo di contestatori ha tentato di sfondare un cordone della polizia scandendo lo slogan “vergogna vergogna”, ma sono stati bloccati dagli agenti. Dopo qualche minuto un gruppo di forze dell’ordine ha chiuso completamente l’accesso alla Galleria Vittorio Emanuele dal lato di piazza della Scala. C’è stato anche un lancio di petardi e fumogeni da parte degli studenti contro le forze dell’ordine. Queste ultime infine hanno caricato la folla manifestante.

E’ di 15 contusi il bilancio definitivo degli scontri. Dieci carabinieri sono stati portati in ospedale con ferite lievi che guariranno in massimo tre giorni, altri tre carabinieri sono stati medicati sul posto. Colpiti nel tafferuglio anche un funzionario della Questura di Milano e un agente che era accanto a lui: medicati sul posto entrambi guariranno in pochi giorni.

La protesta intanto è continuata, e al momento di dare inizio all’opera e alla stagione lirica scaligera, il direttore Daniel Baremboim per la prima volta nella storia della Scala ha letto un comunicato, un appello rivolto al presidente della Repubblica, presente nel Palco Reale. Siamo preoccupati, ha detto prima di ricordare il nono articolo della Costituzione, “per il futuro della cultura nel nostro Paese e in Europa“.

Chiuso il discorso si è aperto il sipario sul viaggio straordinario nel mondo dei miti e delle leggende antiche. L’orchestra presentava un notevole organico con flauti, oboi e clarinetti a quattro, fagotti a tre, otto corni di cui quattro alternati con le tube, quattro tromboni, basso tuba, sei arpe, timpani, percussioni e ben 62 archi. Questa massa strumentale permette la più ampia delle prospettive sonore, ma anche la più intimista, quasi cameristica, secondo la lettura di Baremboim che riesce a trarre suoni delicatissimi dal corposo organico. Sotto il profilo vocale, il declamato si accompagna a clamorose ed emozionanti espressioni liriche (quali la scena di passione tra Siegmund e Sieglende al primo atto e lo struggente dialogo tra Brunnhilde e Wotan nel finale dell’opera).

L’allestimento, popolato di personaggi immaginari e di figure oniriche, ma mai portato ad eccessi, è parso eccessivamente buio in alcuni momenti (l’alba primaverile, il dialogo nella Reggia degli Dei, e soprattutto l’arrivo delle Valchirie nella loro montagna) dove ci si sarebbe aspettata una maggiore luminosità. Inoltre, alcune scelte relative ai costumi, come ad esempio le Valchirie in pesanti abiti fine Ottocento) non convincono pienamente.

Complessivamente un’inaugurazione all’altezza delle grandi serate della Scala, premiata con 14 minuti di applausi del pubblico presente. Rimane a noi ignoto invece il verdetto degli spettatori riuniti in 23 sale cinematografiche in tutta Italia per seguire la Valchiria grazie ad un’iniziativa del network digitale Microcinema in collaborazione Rai TradeLa Scala si apre al grande pubblico, timane però ancora chiusa ai piccoli e grandi manifestanti.

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Un commento

  1. girotrailibri’s avatar

    Complimenti per il bell’articolo, azzeccattissimo anche il sottofondo:-)

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