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Questa sera puntata finale del Premio Tenco 2010 con l’esibizione di Piero Sidoti, vincitore della Targa Tenco per la migliore Opera Prima dell’anno con il suo album d’esordio Genteinattesa. Il cantautore friulano ritirerà il prestigioso premio e presenterà alcuni brani del suo primo album, accompagnato da Piero Ponzo (clarinetto, sax ), Nicola Negrini (contrabbasso), Claudio Giusto (batteria). Insieme a Sidoti, in un’insolita veste di cantante, ci sarà anche il noto attore Giuseppe Battiston con il quale ha realizzato alcuni brani dell’album.

Si esibiranno sul palcoscenico dell’Ariston anche il vincitore del Premio, il nordirlandese Paul Bredy, già voce dei celebri Planxty e con all’attivo pregevoli album solistici, l’ultimo dei quali è Hooba Dooba; i vincitori del Premio Tenco come operatore culturale (Amancio Prada, cantante e chitarrista che ha avuto il pregio di musicare tutti i più grandi poeti spagnoli, e Roberto Freak Antoni leader e compositore degli Skiantos).

Ospiti d’eccezione Vinicio Capossela, ormai di casa al Club Tenco, e il pugliese Enzo Del Re. Infine, per non perdere di vista il tratto distintivo della manifestazione, e cioè la valorizzazione dei giovani cantautori, avremo il piacere di ascoltare Marco Fabi che ci presenterà il suo nuovo album Rumore Amore.

L’edizione di quest’anno ha premiato inoltre Elettra, il nuovo disco di Carmen Consoli, prima donna ad avere un riconoscimento al Permio Tenco. La cantante catanese per l’occasione non ha risparmiato, oltre alle parole di soddisfazione, le critiche verso al situazione culturale italiana: “Peppino Impastato diceva che la cultura avrebbe salvato il nostro paese dalla mafia: se non crei cultura, sovvenzioni le mafie“.  Il Premio Tenco stesso, considerato il più prestigioso riconoscimento europeo per i cantautori, è una manifestazione sempre più difficile da sostenere per i suoi organizzatori e mai come quest’anno ha rischiato di saltare. Solo grazie a un contributo della Regione Liguria è stato possibile anche quest’anno celebrare la canzone d’autore sullo stesso palcoscenico che vede ogni anno immancabilmente onorare la musica certo più commerciale.



Se è vero che in principio era la parola, darsi come principio un giocoso e inventato endecasillabo necessita forse di qualche spiegazione.

Intanto inventato da chi?

La frase Incanticando sbèrboli giocaci è estrapolata da una delle sedici poesie raccolte in Gnosi delle fanfole di Fosco Maraini (1912-2004), personaggio dalla vita e dalla produzione davvero originale: etnologo, antropologo, orientalista, scrittore, alpinista e fotografo, nonché padre della più conosciuta Dacia. Egli crea con questa raccolta la tecnica metasemantica dove le parole sono inventate di sana pianta, perdono da un lato qualsiasi riferimento al reale per acquistare però maggiore forza evocativa attraverso il loro particolare suono, colore e capacità di entrare in contatto col patrimonio di esperienze interiori del lettore di turno.

Pubblicata nel 1994 dalla Baldini & Castoldi Dalai Editore, la raccolta è rimasta per qualche anno un’efficace fucina di evocazioni per alcuni e un esperimento poco interessante per altri. Tra i primi, due artisti anche essi fuori dall’ordinario come Massimo Altomare e Stefano Bollani ci regalano, a pochi anni dalla stampa delle Gnosi, un miracolo creativo che fonde  l’estro e la cura certosina dello scrittore alla sete demiurgica dei due musicisti.

I due artisti condividono la stessa ricerca all’interno delle sonorità della musica italiana dagli anni ’30 al periodo beat, e da questo comune denominatore nasce un mondo musicale intriso di evocazioni:

Cercammo dunque dichiaratamente – e non lo diciamo ora per scusarci – di comporre canzoni che ricordassero qualcosa di già esistente senza sconfinare nel plagio. ‘Sporcammo’ poi il tutto con piccoli dettagli, una chitarra elettrica distorta piuttosto che una armonizzazione improbabile e dissonante di sax e violino, a segnalare che stavamo giocando a inventare un mondo dove gli elementi in gioco erano riconoscibili ma venivano usati in maniera diversa, per creare sonorità inedite. Insomma, cercavamo di agire imitando l’idea che ci avevano dato le poesie di Fosco, quella di un linguaggio che avrebbe pure potuto esistere, se solo le lingue si fossero evolute diversamente. (M. Altomare e S. Bollani, 2007)

È da questa magia che il presente blog trae il suo principio; in particolar modo nell’incanto di un’espressione artistica che si fonde e viene ulteriormente arricchita attraverso l’uso di diversi linguaggi.  Se è vero che il film Barry Lyndon diretto da Stanley Kubrick può essere definito una maestosa galleria di quadri paesaggistici del ‘700 fedelmente ricreati nella fotografia e nella scenografia, l’inserimento di una colonna sonora come ad esempio il Trio op. 100 di Franz Schubert (leggermente modificato e arrangiato secondo precise indicazioni del regista) dona un ulteriore significato e valenza espressiva al film. Musica e  pittura ri-create e fuse nel linguaggio cinematografico creano un unico capolavoro.

Ed è in questa rinascita nella fusione di diverse espressioni che la razza umana, pur così piena di debolezze e miserie, si fa creatrice e si ritaglia il suo angolo di divinità

gnosi delle fanfole